L'ultimo e più recente alert relativo alla diffusione di Qakbot in Italia è di qualche giorno fa: si può leggere sul sito ufficiale del CERT-Agid e analizza in dettaglio l'ultima campagna mirata contro utenti italiani. E' solo l'ennesimo episodio del lungo rapporto tra Qakbot e il cyber crimine italiano, visto che questo malware è quasi senza interruzione in diffusione, con nuove campagne, ogni settimana. Vediamolo quindi un pò più da vicino.
Qakbot: biografia di una lunga vita al servizio del cyber crime
Qakbot è in attività da più di dieci anni. Fu individuato per la prima volta nel lontano 2007, già in uso in attacchi reali. Non è scomparso semplicemente perché in tutti questi anni non ha mai smesso di essere aggiornato, mantenuto e migliorato. Piano piano ha scalato le classifiche dei trojan più diffusi e pericolosi, arrivando ad essere considerato una minaccia di rilievo mondiale. La sua attività principale, per il quale è stato sviluppato fin dall'inizio, è il furto di credenziali bancarie ma le evoluzioni che lo hanno caratterizzato in questi anni hanno portato all'addizione di una vasta gamma di nuove funzioni: dalla possibilità di installare ransomware al fine di massimizzare i profitti da ogni attacco, passando per tecniche di keylogging (furto delle battiture sulla tastiera), tecniche di evasione delle soluzioni di sicurezza, funzionalità di backdoor ecc...
Ha anche moduli specifici per il furto di account email dai quali rilanciare ulteriormente le proprie campagne di diffusione.
Nel 2019 viene diffusa una nuova versione, che, rispetto alla precedente dimostra un grande lavoro svolto dai suoi sviluppatori per armarlo ulteriormente e renderlo una minaccia ancora più pericolosa.



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