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lunedì 21 novembre 2022

Pubblicato l'expoit per sfruttare ProxyNotShell di Microsoft Server Exchange


E' stato pubblicato l'exploit per sfruttare in attacchi reali Proxy Not Shell, il bug di Microsoft Server Exchange.

ProxyNotShell: breve sintesi

Anzitutto presentiamo in breve le vulnerabilità in questione. Le vulnerabilità alla base di ProxyNotShell sono:

  • CVE-2022-41040: vulnerabilità di falsificazione delle richieste lato server;
  • CVE-2022-41082: vulnerabilità di esecuzione codice da remoto quando PowerShell è accessibile all'attaccante. 

Per approfondire > Microsoft Exchange: due vulnerabilità 0-day usate in attacchi reali contro le aziende

La società ha aggiunto che la vulnerabilità CVE-2022-41040 può essere sfruttata solo da attaccanti autenticati: se però l'exploit di questa ha successo, l'attaccante può attivare la vulnerabilità CVE-2022-41082.  Sottolineiamo comunque che queste 0-day impattano solo sulle istanze Microsoft Exchange on-premise. 

Ulteriori informazioni tecniche, indicatori di compromissione e info sono disponibili nella "Customer Guidance for Reported Zero-day Vulnerabilities in Microsoft Exchange Server" di Microsoft.

Microsoft ha patchato già queste vulnerabilità

venerdì 4 novembre 2022

Vulnerabilità critica in WMware: pubblicati alcuni exploit

Sono stati pubblicati alcuni exploit per una vulnerabilità di esecuzione di codice da remoto pre autenticato che consentirebbero di eseguire codice arbitrario da remoto con privilegi di root su dispositivi Cloud Foundation e NSX Manager non patchati.

La vulnerabilità CVE-2021-3914: qualche info tecnica

La vulnerabilità in questione è la CVE-2021-39144, che si trova nella libreria open source XStream, utilizzata in due prodotti WMware. Ha un punteggio di 9,8 su 10, livello critico: per VMware è così rischiosa che il vendor ha deciso di pubblicare le patch perfino per una serie di prodotti end-of-life.

Attori non autenticati potrebbero sfruttarla da remoto, con un attacco tutto sommato piuttosto semplice che non richiede l'interazione dell'utente. 

VMware è intervenuta già sul problema, pubblicando un alert di sicurezza relativo alla CVE-2021-39144: qui l'alert. La vulnerabilità è già stata risolta, per gli utenti sarà sufficiente l'aggiornamento di XStream alla versione 1.4.19. Contestualmente VMware consiglia anche di patchare una seconda falla, la CVE-2022-31678 che innescare DoS o esporre informazioni in seguito ad attacchi XXE (XML External Entity).

Pubblicati gli exploit per la CVE-2021-39144

venerdì 14 ottobre 2022

Microsoft Exchange: nuova vulnerabilità 0day sfruttata dal Ransomware Lockbit


Microsoft ha individuato un'ondata di attacchi legati alla campagna ransomware Lockbit: sta sfruttando una nuova vulnerabilità 0day.

Microsoft sta analizzando una serie di segnalazioni relative all'uso di una vulnerabilità 0day sfruttata dal servizio ransomware Lockbit per attaccare i server Exchange. La prima individuazione di attacchi che sfruttano questa 0day in realtà risale al Luglio 2022: in questo caso gli attaccanti, affiliati di Lockbit, hanno usato una webshell distribuita in precedenza su un server Exchange per l'escalation dei privilegi di amministrazione nell'Active Directory. Sono così riusciti a rubare più di 1 TB e a criptare i sistemi aziendali.  I ricercatori di AhnLab, che per primi hanno analizzato la 0day, riferiscono che gli attaccanti hanno impiegato una settimana per acquisire l'account admin dell'Active Directory. La compromissione è stata possibile grazie, appunto, ad una "0-day non divulgata". 

Per saperne di più > Ransomware: LockBit 3.0 debutta anche in Italia

Nuova vulnerabilità 0day di Microsoft Exchange

venerdì 30 settembre 2022

Microsoft Exchange: due vulnerabilità 0-day usate in attacchi reali contro le aziende


Microsoft ha confermato la scoperta di due vulnerabilità 0-day in Microsoft Exchange Server 2013, 2016 e 2019. Le due vulnerabilità sono:

  • CVE-2022-41040: vulnerabilità di falsificazione delle richieste lato server;
  • CVE-2022-41082: vulnerabilità di esecuzione codice da remoto quando PowerShell è accessibile all'attaccante. 

Queste le descrizioni brevi di Microsoft rispetto alle due vulnerabilità: la corporation ha comunque fatto sapere di essere già al lavoro per produrre i fix necessari a "tappare" le due falle. 

"Al momento, Microsoft è a conoscenza di attacchi mirati che stanno sfruttando queste due vulnerabilità per accedere ai sistemi degli utenti" ha dichiarato Microsoft.

La società ha aggiunto che la vulnerabilità CVE-2022-41040 può essere sfruttata solo da attaccanti autenticati: se però l'exploit di questa ha successo, l'attaccante può attivare la vulnerabilità CVE-2022-41082.  Sottolineiamo comunque che al momento queste 0-day impattano solo sulle istanze Microsoft Exchange on-premise. 

Le due 0-day sono in uso in attacchi reali contro le aziende

venerdì 15 aprile 2022

Una vulnerabilità critica del Firewall Sophos è sfruttata attivamente per attacchi reali


 Sophos ha informato che una vulnerabilità critica del proprio Firewall, già corretta, è sotto una ondata di tentaivi di sfruttamento. Cosa fare?

La vulnerabilità CVE-2022-1040

Sophos, come vendor di soluzioni di sicurezza, non ha bisogno di presentazioni. Data la sua diffusione è importante segnalare non solo la scoperta di una vulnerabilità, classificata come critica, nel Firewall ma anche che questa è attualmente sfruttata attivamente dagli attaccanti.

La CVE-2022-1040 è una vulnerabilità di Remote Code Execution (RCE): consente cioè, se sfruttata con successo, l'esecuzione di codice non autenticato da remoto. Scoperta due settimane fa circa, ha ricevuto un punteggio di criticità di 9.8 su 10. Consente di bypassare l'autenticazione ed è presente nel Portale Utente e nel Webadmin di Sophos Firewall.Le versioni di Sophos Firewall impattate sono la 18.5 MR3 (18.5.3) e precedenti, per le quali il vendor ha però già provveduto alla pubblicazione della patch.

Il fix è stato rilasciato dopo che un ricercatore di sicurezza anonimo ha avvisato il vendor tramite il programma di ricerca di bug (bug bounty) e verrà installato automaticamente per quegli utenti che hanno abilitato l'impostazione “Consenti installazione automatica di hotfix”. Quindi gli utenti conq questa impostazione attiva non dovranno fare nulla per risolvere il problema, come spiega l'advisory del vendor.  Lo stesso avviso spiega però che, per alcune versioni precedenti e per quelle end-of-life si dovrà procedere all'aggiornamento manuale.

I consigli per proteggersi dagli exploit

lunedì 17 gennaio 2022

NAS QNAP - il ransomware Qlocker torna a colpire (anche in Italia) e non è l'unico: cosa è utile sapere, cosa serve fare

Ormai torniamo sul punto a cadenza quasi regolare: il ransomware Qlocker torna a colpire dispositivi NAS QNAP in tutto il mondo. La diffusione dei NAS QNAP va quasi di pari passo, ormai, con le campagne dannose che li vedono come target. Puntualmente, ad ogni ondata malware contro NAS QNAP riceviamo centinaia di richieste di assistenza per la decriptazione dei file e, altrettanto puntualmente, scopriamo che il punto di accesso degli attaccanti o è dovuto a credenziali deboli oppure è una vulnerabilità già corretta. 

Sperando quindi di fare cosa utile, oltre ad una breve panoramica di Qlocker e dei principali malware in diffusione contro i NAS QNAP, ribadiamo nuovamente le misure di mitigazione e di patching. 

QLocker: nuova ondata in tutto il mondo

Qlocker non si vedeva in diffusione dal 2021, almeno non in forma massiva: in quel caso il ransomware non eseguiva propriamente una routine di criptazione sui file. Si limitava invece a spostarli entro archivi 7Zip protetti da password, per ottenere la quale era ovviamente richiesto il pagamento di un riscatto in criptovalute. Per l'occasione QNAP pubblicò uno specifico alert, spiegando che gli attaccanti stavano sfruttando la vulnerabilità CVE-2021-28799 presente nell'app HBS 3 Hybrid Backup Sync.

L'alert arrivò però in ritardo: la campagna di Aprile fruttò agli attaccanti 350.000 dollari in meno di 20 giorni. 

Per approfondire > Il nuovo ransomware Qlocker bersaglia i NAS QNAP: ondata massiva di attacchi nel mondo, colpiti anche moltissimi utenti italiani

Per approfondire > Qlocker: aggiornamenti sul ransomware che sta assediando i NAS QNAP

Dalla prima settimana di Gennaio abbiamo ricevuto molte richieste di assistenza: Qlocker è di nuovo in diffusione con una nuova campagna. Questa è iniziata il 6 Gennaio ed è contraddistinta da una nota di riscatto chiamata !!!READ_ME.txt e dall'uso dannoso e illegittimo di 7ZIP. 

martedì 11 gennaio 2022

Alert di Microsoft: ancora in corso l'ondata di attacchi che sfruttano le vulnerabilità di Apache Log4j

La questione del patching si rivela sempre, e anche in questo caso, il problema maggiore: forse più grave della vulnerabilità stessa. Al punto che Microsoft ha dovuto pubblicare un nuovo alert, pochi giorni fa, riguardo la vulnerabilità Log4Shell della libreria Java Log4J: questa è stata risolta e patchata con tre successive versioni aggiornate rese disponibili da Apache nell'arco di pochi giorni dall'individuazione della vulnerabilità 0day, ma i sistemi patchati sono ancora una netta minoranza. 

"I tentativi di sfruttamento e i test di ricerca della vulnerabilità sono rimasti estremamente elevati nelle ultime settimane di Dicembre" ha dichiarato il Microsoft Threat Intelligence center. "Abbiamo osservati molti attaccanti aggiungere questo exploit ai loro kit di attacco: si va dai miner di criptovaluta fino ad arrivare, addirittura, ad attacchi condotti manualmente (Microsoft parla di attacchi hands-on-keyboard n.d.r)".

Log4Shell in breve
Individuata da Apache Software Fiundation il 10 Dicembre 2021, questa vulnerabilità riside in Apache Log4J e, se sfruttata correttamente, consente l'esecuzione di codice arbitrario non autenticato da parte di un utente remoto. La facilità di sfruttamento l'ha resa velocemente popolare, al punto che in pochissimi giorni Log4Shell è divenuto un vettore di attacco estremamente diffuso e molto apprezzato da una vasta gamma di attori di minacce. 

mercoledì 15 dicembre 2021

Log4Shell: prima installazione ransomware sfruttando la vulnerabilità di Java Log4j (risolvibile!)


La CVE-2021-44228 in breve
La CVE-2021-44228, ribattezzata Log4Shell, è una vulnerabilità che consente l'esecuzione di codice da remoto senza necessità di autenticazione e può essere sfruttata per eseguire codice arbitrario su applicazioni e server basati su Java che eseguono la libreria Log4j. E' quasi onnipresente nei servizi utilizzati dalle aziende, ma affligge anche applicazioni usate da home user: paradossalmente uno dei primi a pubblicare la patch per questa vulnerabilità è stato il popolarissimo gioco Minecraft. Per i servizi aziendali è presente dai software alle app web nei prodotti Apple, Amazon, CloudFlare, Twitter, Steam, Tencent, Baidu ecc... Altri progetti open source come Redis, ElastichSearch, Elastic Logstash ecc.. utilizzano in parte questa libreria. 

In caso un attaccante riesca a sfruttare con successo questa vulnerabilità può assumere il controllo totale dei sistemi che usano Log4j 2.0-beta9 fino alla versione 2.15.0.

Nota Bene: la  vulnerabilità è stata risolta nella versione Log4j 2.16.0, scaricabile qui. Consigliamo l'update prima possibile!

Per approfondire > Log4Shell: l'exploit 0-day della libreria Java Log4j che sarà l'incubo delle aziende (ma è mitigabile!)

Il primo exploit di Log4Shell per installare ransomware
I ricercatori di sicurezza hanno riportato ieri martedì 14 Dicembre la notizia della prima famiglia ransomware che sta attivamente sfruttando l'exploit della CVE-2021-44228 per installare ransomware. 

Nel caso in oggetto, l'exploit scarica una classe Java da hxxp://3.145.115[.]94/Main.class: questa classe viene caricata ed eseguita nell'applicazione L0g4j. Una volta caricata, questa scarica un binario .NET dallo stesso server per installare il nuovo ransomware, chiamato Khonsari.

Il nome Khonsari deriva dall'estensione che il ransomware stesso appone alla fine del nome del file e ricorre anche nella nota di riscatto

martedì 14 dicembre 2021

Log4Shell: l'exploit 0-day della libreria Java Log4j che sarà l'incubo delle aziende (ma è mitigabile!)

N.B: consigliamo la lettura dell'aggiornamento in fondo all'articolo

Ci siamo presi del tempo prima di scrivere qualcosa rispetto a questa gravissima vulnerabilità che affligge Log4j, sviluppato dalla Apache Foundation e che è utilizzato sia per le app che per i servizi cloud nelle aziende di tutto il mondo. E' stato necessario del tempo perché si placassero chiacchiericcio, isteria e panico, che hanno determinato una buona fetta di disinformazione. Il panico non è mai utile, soprattutto nella cybersecurity dove avere le idee chiare è condizione necessaria (anche se non sufficiente) ad approntare efficaci mitigazioni ed evitare il peggio.

Qui non ci prendiamo l'onere di trattare l'argomento con completezza ma il fatto che questa vulnerabilità 0-day, registrata come CVE-2021-44228, abbia ottenuto un punteggio di 10/10 sulla scala CVSSv3 ribadisce la sua criticità e pericolosità: descrivere i punti salienti e fornire ulteriori materiali di approfondimento (ben verificandone le fonti) è quindi dovuto e necessario. D'altronde è un dato di fatto: Java è ovunque, quindi anche questa vulnerabilità è ovunque. E già circolano exploit e si registra un picco di attacchi verso la libreria Log4j. Ma andiamo con ordine

La CVE-2021-44228: dettagli tecnici
La CVE-2021-44228, ribattezzata Log4Shell, è una vulnerabilità che consente l'esecuzione di codice da remoto nella libreria Java Log4j. Log4J è una libreria basata su Java che è utilizzata come tool di logging per strumenti ed applicazioni varie. 

Log4Shell è una vulnerabilità che consente l'esecuzione di codice da remoto senza necessità di autenticazione e può essere sfruttata per eseguire codice arbitrario su applicazioni e server basati su Java che eseguono la libreria Log4j. E' quasi onnipresente nei servizi utilizzati dalle aziende, ma affligge anche applicazioni usate da home user: paradossalmente uno dei primi a pubblicare la patch per questa vulnerabilità è stato il popolarissimo gioco Minecraft. Per i servizi aziendali è presente dai software alle app web nei prodotti Apple, Amazon, CloudFlare, Twitter, Steam, Tencent, Baidu ecc... Altri progetti open source come Redis, ElastichSearch, Elastic Logstash ecc.. utilizzano in parte questa libreria. 

In caso un attaccante riesca a sfruttare con successo questa vulnerabilità può assumere il controllo totale dei sistemi che usano Log4j 2.0-beta9 fino alla versione 2.15.0.

martedì 21 settembre 2021

Trend cyber crime: la classifica delle vulnerabilità più sfruttate negli attacchi ransomware

Un gruppo di ricercatori ha stilato un elenco delle vulnerabilità che, secondo analisi e dati telemetrici, sono quelle attualmente più sfruttate da attacchi ransomware: sono le brecce che utilizzano per irrompere nei sistemi di aziende e utenti. 

Tutti i dati sono stati riassunti una semplice tabella, pubblicata su Twitter: un materiale estremamente utile per mettersi al riparo dalle minacce attualmente più attive e perchè ribadisce l'importanza e la centralità del patch management. Sottolineando però un punto: la prevenzione diventa un'attività sempre più complessa nella quale assume sempre più rilievo l'analisi e lo studio delle minacce più diffuse per procedere a patching mirato. L'elenco riprende i prodotti più utilizzati e diffusi e, sotto, vi sono riportati gli identificativi CVE assegnati ad ogni singola vulnerabilità. 

Fonte: https://twitter.com/uuallan/status/1438899102448820224

Ad ogni ransomware il suo ariete

giovedì 2 settembre 2021

Nuovo ransomware colpisce in Italia: arriva LockFile, che sfrutta la vulnerabilità ProxyShell dei server Microsoft Exchange. E' il primo a criptazione intermittente

E' stato individuato un nuovo ransomware (già attivo anche in Italia), che colpisce i Windows domain: irrompe nei server Microsoft Exchange sfruttando la suite di vulnerabilità ProxyShell. 

ProxyShell indica un insieme di tre diverse vulnerabilità: 

  1. la CVE-2021-34473;
  2. la CVE-2021-34523
  3. la CVE-2021-31207

Le tre vulnerabilità sono già state patchate rispettivamente le prime due ad Aprile e la terza nel mese di Maggio: nel frattempo però sono stati rivelati ulteriori dettagli tecnici riguardo a ProxyShell, fatto che ha permesso di "aggiustare" e riprodurre l'exploit. Manco a dirlo, i cyber criminali hanno ricominciato a scansionare attivamente Internet in cerca di server Microsoft Exchange vulnerabili sui quali installare backdoor, da usare per futuri accessi e, appunto, un nuovo ransomware chiamato LockFile.

giovedì 10 giugno 2021

Vulnerabilità critiche in VMware: attacchi già in corso?

VMware ha pubblicato, a fine Maggio, un alert urgente che invita i suoi utenti a patchare urgentemente alcune vulnerabilità che impattano i vCenter Server: l'alert rivela l'esistenza delle vulnerabilità contestualmente alla pubblicazione delle patch, nella speranza che i cyber attaccanti non abbiano il tempo di sfruttarle. Ecco perchè l'alert invita caldamente gli utenti a patchare prima possibile le vulnerabilità, collegandole direttamente al rischio ransomware. 

vCenter Server è una soluzione di gestione dei server che aiuta gli amministratori IT a gestire macchine virtuali e host virtualizzati negli ambienti aziendali tramite una console centralizzata. 

La prima vulnerabilità, la CVE-2021-21985 impatta i vCenter Server  6.5, 6.7 e 7.0: qui è consultabile l'avviso di sicurezza. Questa vulnerabilità può essere sfruttata da remoto da un attaccante non autenticato tramite un attacco piuttosto semplice che non richiede alcuna interazione da parte dell'utente. 

"il vSphere Client (HTML5) contiene una vulnerabilità di esecuzione di codice da remoto dovuto alla mancata validazione degli input nel plugin Virtual SAN Health Check, che è abilitato di default nei vCenter Server" spiegano da WMware. "Un attaccante con accesso alla porta 443 può sfruttare questa vulnerabilità per eseguire comandi con privilegi illimitati nel sistema operativo ospitato dal vCenter Server". 

Il problema riguarda chiunque usi vCenter Server, perchè, in uso o meno, Virtual SAN Health Check è abilitato di default. 

lunedì 7 giugno 2021

La svolta del governo statunitense contro i ransomware potrebbe essere una grande lezione per noi

Non è tutta "colpa" dell'attacco ransomware al gasdotto Colonial Pipeline, ma non è improprio dire che quell'evento sia stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato il Governo degli Stati Uniti ad impugnare sul serio le armi contro la minaccia ransomware: minaccia che, per scelta di Biden, è divenuta un affare di sicurezza nazionale che si interseca con le relazioni estere e la politica internazionale. 

D'altronde scoprire che milioni di statunitensi hanno rischiato di rimanere senza carburanti mentre il prezzo del gasolio superava per la prima volta i 3 dollari al litro, tutto a causa di una password VPN rubata e acquistata nel dark web (questa pare essere stata la breccia sfruttata dai gestori del ransomware Darkside per violare la rete del sistema Colonial Pipeline) è un duro colpo: da una sola password può dipendere l'approvvigionamento di carburante o acqua a milioni di persone, da una sola falla può dipendere l'efficienza o meno di un ospedale o di un interno sistema sanitario (come tristemente ci insegna la vicenda che ha riguardato il sistema sanitario irlandese). 

La nuova strategia antiransomware del governo USA

lunedì 26 aprile 2021

Qlocker: aggiornamenti sul ransomware che sta assediando i NAS QNAP

Di Qlocker, il nuovo ransomware che sta colpendo in maniera massiva NAS Qnap vulnerabili, abbiamo reso qui una prima, dettagliata presentazione, in base a quanto ricostruito dai ricercatori di sicurezza e dai nostri partner tecnologici di Dr. Web. Centinaia sono state le vittime anche in Italia anche se tra domenica 25 e lunedì 26 Aprile sembra essersi ridotto il volume delle infezioni. 

Ciò non toglie che la campagna è risultata devastante: i dati dei conti Bitcoin degli attaccanti dietro Qlocker parlano chiaro, 260.000 dollari sono stati guadagnati in 5 giorni semplicemente criptando file da remoto usando il programma 7zip. 

Le novità: individuata un'altra falla che permette l'accesso ai NAS QNAP
Qnap qualche giorno fa ha risolto una vulnerabilità critica che consente ad attaccanti remoti di loggare nei NAS QNAP usando credenziali "hardcoded". E' confermato che una parte dei NAS QNAP attaccati da Qlocker presentavano questa falla. 

La vulnerabilità in oggetto è la CVE-2021-28799, che è in realtà, già stata risolta nelle seguenti versioni:

venerdì 23 aprile 2021

Il nuovo ransomware Qlocker bersaglia i NAS QNAP: ondata massiva di attacchi nel mondo, colpiti anche moltissimi utenti italiani

Non c'è pace per i NAS Qnap: sono in corso proprio in questi giorni ben due ondate di attacchi ransomware contro questi dispositivi. Ondate contemporanee che stanno facendo registrare migliaia di vittime, che da un giorno all'altro si trovano impossibilitati ad accedere ai file salvati sui loro storage. 

Da una parte c'è una vecchia conoscenza, ovvero l'ultima versione (che ricordiamo non è purtroppo risolvibile senza pagare il riscatto) di QNAPCrypt: nulla di nuovo da segnalare, se non che sono evidentemente ancora moltissimi i NAS QNAP i cui proprietari non hanno adottato né le mitigazioni già da tempo consigliate da QNAP né le patch di sicurezza. 

La novità però è il nuovo ransomware Qlocker, che viene diffuso con una campagna così massiva da aver messo in immediato allarme l'intera comunità di cybersecurity. Lawarence Abrams, della redazione di Bleeping Computer, ha condiviso i dati degli utenti che hanno segnalato questa infezione al servizio ID-ransomware solo il 21 Aprile si sono registrate 353 vittime: numero di segnalazioni che è andato di pari passo, fa sapere Abrams, al picco di attività nel forum di supporto di Bleeping dove, da due giorni, la fila degli utenti che richiede aiuto per tornare in possesso dei propri file aumenta continuamente (e non possiamo non registrare negativamente il numero di utenti che dichiara di non aver approntato alcun meccanismo di backup o di averlo implementato in locale proprio sul NAS). 

mercoledì 14 aprile 2021

Microsoft Exchange Server: mentre l'NSA scopre nuove vulnerabilità critiche l'FBI rimuove le web shell dai server compromessi senza avvisare i proprietari

Della vicenda che ha riguardato i server Microsoft Exchange abbiamo già parlato qui: il 2 Marzo Microsoft ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per una serie di vulnerabilità, dette complessivamente Proxylogon, che sono state usate attivamente per un'ondata di attacchi che si è svolta tra Gennaio e Febbraio e che era finalizzata ad installare web shell sui server Exchange compromessi. Queste web shell hanno fornito e tutt'ora forniscono accesso da remoto agli attaccanti, che le utilizzano per esfiltrare email e credenziali degli account. 

Nel corso di queste settimane, data la criticità delle falle ma anche "il peso" delle vittime coinvolte da questa scia di attacchi, agenzie governative e la stessa Microsoft hanno pubblicato una varietà di script e tool per aiutare le vittime a stabilire se i propri server siano o meno compromessi. Anche perchè, nel frattempo, le stesse vulnerabilità hanno iniziato ad essere sfruttate anche da parte di altri attori per diffondere ransomware, cryptominer e ulteriori web shell. 

Insomma le vulnerabilità sono state patchate, ma restano ancora moltissimi server vulnerabili o già violati e i cui proprietari ancora non hanno preso contromisure. Così, in un comunicato stampa del Dipartimento della Giustizia, l'FBI ha fatto sapere di aver ricevuto l'autorizzazione ad accedere ai server Exchange ancora compromessi, copiare la web shell come prova e rimuoverla quindi dal server. La scelta di intervenire direttamente, situazione che non ha precedenti, è stata giustificata dall'FBI dalla "incapacità tecnica dei proprietari di rimuovere in autonomia le web shell, dovuta anche ad una scarsa consapevolezza dei rischi derivanti". La decisione invece di non avvisare i proprietari è stata invece giustificata dal rischio che la notifica avrebbe potuto compromettere l'operazione: l'FBI ha quindi chiesto e ottenuto anche il diritto di rimandare la notifica ai proprietari dei server fino al termine dell'operazione. 

mercoledì 24 marzo 2021

Il ransomware Ragnarock colpisce in Italia: qualche info tecnica


Ragnarok è un ransomware il cui debutto sulle scene del cybercrime è piuttosto recente: specializzato in attacchi mirati contro le aziende, ha già mietuto alcune vittime anche in Italia

Le analisi dei ricercatori di FireEye hanno fornito importanti informazioni su questa minaccia, che pare specializzata nell'attaccare i server Citrix ADC vulnerabili. In dettaglio gli attaccanti sfruttano la già nota vulnerabilità CVE-2019-19781 per accedere ai sistemi bersaglio e installare quindi Ragnarock. Quando l'attaccante riesce a compromettere un dispositivo Citrix ADC, vengono subito scaricati ed eseguiti una serie di script che ricercano nella rete computer Windows che presentano la vulnerabilità EternalBlue (anche questa patchata da tempo).  Se tale vulnerabilità viene individuata e l'exploit ha successo, viene successivamente iniettata una DLL che scarica e installa il ransowmare. 

La vulnerabilità CVE-2019-19781
Per quanto non sia possibile escludere altri vettori di attacco, la maggior parte delle infezioni del ransomware Ragnarock originano dall'exploit della vulnerabilità CVE-2019-19781 che è presente nelle applicazioni Citrix Application Delivery Controller (ADC) e Citrix Gateway e nell'appliance Citrix SD-WAN WANOP

Da parte sua, Citrix è già corsa ai ripari rendendo disponibile la versione 10.5 dell'ADC, che contiene il fix permanente per questa vulnerabilità (link di riferimento per la problematica qui) . 

Qualche dettaglio tecnico

lunedì 22 marzo 2021

Acer colpita da ransomware: richiesti 50 milioni di dollari in riscatto. Usate le vulnerabilità di Windows Exchange?

Il gigante della produzione di personal computer e desktop Acer è stata colpita da un attacco ransomware: gli attori del gruppo ransomware REvil sono riusciti a fare breccia nelle cyber difese aziendali e a richiedere il più alto riscatto mai richiesto nella storia dei ransomware, pari a 50 milioni di dollari. Acer è la famosa produttrice di computer e articoli di elettronica, con sede a Taiwan: ha circa 7.000 dipendenti e ha registrato profitti per 7.8 miliardi di dollari nel 2019. 

Qualche giorno fa è stato il gruppo ransomware stesso a dare notizia dell'attacco, pubblicando sul proprio sito di leak alcune immagini come prova dell'accesso riuscito alla rete e annunciando pubblicamente la propria operazione ransomware. Nelle immagini pubblicate si vedono documenti che includono bilanci bancari, comunicazioni bancarie e fogli di  calcolo finanziari.

giovedì 18 marzo 2021

Le vulnerabilità di Microsoft Exchange Server (risolte) sfruttate per distribuire ransomware: ancora poca attenzione alle patch

Microsoft ha annunciato, ormai alcune settimane fa, l'individuazione di una serie di attacchi 0-day contro Exchange Server. Il fine ultimo dell'attacco, che sfruttava ben 4 vulnerabilità 0day, era quello di sottrarre messaggi di posta e altre informazioni preziose. 

Dietro l'attacco, così ha ricostruito pubblicamente Microsoft, si celerebbe un gruppo hacker legato al Governo Cinese, anche se i server dai quali sono partiti gli attacchi sono dislocati per la maggior parte negli Stati Uniti. 

Le vulnerabilità utilizzate sono state 4, tutte 0day ovvero non individuate prima del loro utilizzo in questo attacco:

Il gruppo di vulnerabilità è stato ribattezzato ProxyLogon e, in realtà, pur con grande ritardo, è già stato risolto: Microsoft ha infatti rilasciato le patch che "tappano" le 4 falle. 

Al solito però, nonostante le patch rilasciate, moltissimi server non sono stati aggiornati ed è su questi che, come confermato da un membro del Security Program Manager di Microsoft, si è rivolto l'attacco: il ransomware in questione, individuato dall'esperto di ransomware Michael Gillespie, è stato rinominato DearCry (senso dell'umorismo o rimando alla tragica vicenda di Wannacry?)

Da circa una settimana quindi Microsoft sta ribadendo a tutti gli utenti l'importanza di installare prima possibile le patch rilasciate a inizio del mese di Marzo.

venerdì 8 gennaio 2021

Anno nuovo, vecchi problemi: l'FBI lancia l'allarme mondiale per il ransomware Egregor

L'FBI ha rivolto un alert critico di sicurezza alle aziende del settore privato riguardo le operazioni del ransomware Egregor, che stanno attivamente colpendo e portando al ricatto di aziende in tutto il mondo. L'alert è contenuto in un PIN - Private Industry Notification pubblicato Mercoledì, nel quale si notifica che sono già state più di 150 le vittime di questo ransomware dal Settembre 2020 (periodo di prima osservazione ) a oggi. 

"A causa dell'alto numero di attori coinvolti nella distribuzione di Egregor, le tattiche, le tecniche e le procedure usate per la sua diffusione possono variare notevolmente, determinando sfide molto significative per la difesa e la mitigazione" si legge nell'alert. 

"Il ransomware Egregor usa molteplici meccanismi per compromettere le reti aziendali: attacca direttamente la rete aziendale, ma anche gli account personali di quei dipendenti che condividono l'accesso con le reti o i dispositivi aziendali". 

Tra i vettori di attacco ad ora conosciuti ci sono email di phishing contenenti allegati dannosi, ma anche RDP (Remote Desktop Protocol) insicuri o VPN (Virtual Private Network) vulnerabili: con questi strumenti gli attaccanti ottengono l'accesso alle reti, ma possono anche muoversi lateralmente al loro interno, ottenendo l'accesso a tutti gli host collegati. 

Per i movimenti laterali e per l'escalation dei privilegi, Egregor utilizza molti tool già ben noti e conosciuti: Cobalt Strike, il trojan Qakbot / Qbot, Advanced IP Scanner e ADFind. Inoltre è uso comune degli affiliati ad Egregor l'utilizzo di 7zip e Rclone per l'esfiltrazione dei dati prima della distribuzione del payload del ransomware nella rete bersaglio: tali tool vengono "travestiti" da processi svchost (Service Host Process).