venerdì 30 novembre 2018

Riconoscimento biometrico: cosa è e perchè è un utile strumento in funzione del GDPR


Attualmente, col termine "biometria" si indica una vasta tipologia di tecnologie pensate per verificare l'identità di un soggetto analizzando e misurando le caratteristiche fisiche/comportamentali dell'utente. Per fare qualche esempio, sono tecnologie di riconoscimento biometrico quelle che riconoscono un soggetto a partire dai tratti somatici del volto, oppure dalle impronte digitali (fingerprint) o dall'iride o della retina ecc...

In concreto, il riconoscimento biometrico si basa su due componenti:
  1.  la componente hardware, che acquisisce il dato biometrico (sensori e scanner...)
  2.  la componente software che consente, tramite l'impiego di algoritmi matematici, di analizzare i dati raccolti e confrontarli con quelli acquisiti in precedenza: si riconduce così il dato raccolto ad una specifica persona e la si riconosce proprio da tali informazioni. 
Per fare qualche esempio...

giovedì 29 novembre 2018

Prima sanzione GDPR in Germania: multata piattaforma di chat


La piattaforma di chat in questione si chiama knuddels.de ed ha subito un duro hacking che ha comportato la fuoriuscita di 808.000 indirizzi email e oltre 1 milione di username e password: per questo la società di social network che gestisce questa piattaforma si è vista infliggere una sanzione di 20.000 Euro dalla Baden-Württemberg Data Protection Authority.

Il furto dei dati è avvenuto nel Luglio di questo anno e le informazioni sottratte sono state pubblicate in chiaro online. Un membro dello staff ha confermato, qualche giorno dopo, che la violazione aveva riguardato tutti gli utenti registrati sulla piattaforma prima del 20 Luglio 2018.
Per stimare l'impatto dell'attacco sono stati verificati oltre 330.000 indirizzi email trapelati: la gran parte sono stati ritrovati esposti su Pastebin e Mega Cloud. La notizia peggiore è arrivata invece qualche mese dopo: il sito web in questione non applicava alcuna misura di protezione per informazioni sensibili come le password, che finivano memorizzate sui server come normalissimo testo.

martedì 27 novembre 2018

Zorro Ransomware: in distribuzione da 2 mesi e oggi, finalmente, sconfitto!


E' stata individuata qualche tempo fa una nuova variante di un ransomware tutt'altro che nuovo: parliamo di Zorro Ransomware, la nuova versione di quello che, in passato, è stato chiamato Aurora Ransomware. Aurora ha avuto, nei fatti, scarsi risultati ed è da considerarsi il prototipo del ben più pericoloso Zorro Ransomware: quest'ultima versione è in diffusione già dall'Estate del 2018, ma il vero picco di diffusione è stato toccato qualche giorno fa, il 25 Novembre. 

Al momento non è del tutto chiaro il metodo di diffusione di questo ransomware, ma molti utenti colpiti (e le analisi dei ricercatori stanno confermando questa versione) spiegano di aver subito l'attacco su computer che eseguono servizi di Desktop Remoto esposti in Internet. L'attacco pare quindi iniziare con un classico brute force delle credenziali degli account RDP, ottenute le quali gli attaccanti ottengono l'accesso alla macchina e quindi la possibilità di installare il ransomware. 

La buona notizia è che i ricercatori Michael Gillespie e Francesco Muroni hanno individuato una via

venerdì 23 novembre 2018

3 mesi: oltre 70.000 attacchi. Ecco il nuovo trojan mobile Rotexy


Inizialmente era solo uno spyware, poi è stato trasformato in un trojan bancario con funzionalità da ransomware. Quindi è stato usato in più di 70.000 attacchi in tre mesi circa. 

Un pò di storia...
Il nome di questa nuova minaccia informatica è Rotexy, conosciuto un tempo come SMSthief perchè, agli inizi, si limitava a spiare il contenuto dei messaggi ricevuti e inviati sul dispositivo infetto. Dal 2016 però ha cambiato comportamento, scegliendo come obiettivo il furto dei dati delle carte di credito tramite pagine di phishing. In seguito, gli sviluppatori hanno aggiunto una pagina HTML che riproduce un form di login di una banca legittima, bloccando lo schermo dell'utente finchè questo non inserisce le credenziali necessarie. Per rendere ancora più credibile la truffa, il malware stesso offre una tastiera virtuale spacciata come "sistema anti keylogging". Infine è in uso anche un pò di ingegneria sociale: la pagina HTML infatti invita a inserire le credenziali per poter accettare un trasferimento di denaro (ovviamente inesistente) in favore della vittima. 

Canali di comunicazione multipli

martedì 20 novembre 2018

Attacco su larga scala in Italia: colpite 500.000 caselle di posta PEC.


Il 12 Novembre si è verificata una interruzione del servizio che aveva interessato alcuni tribunali e altri enti della Pubblica Amministrazione. Un incidente piuttosto comune, che non ha sollevato troppa attenzione. Fino a quando Roberto Baldoni, Vicedirettore Generale responsabile del settore Cyber del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) non ha tracciato un bilancio ben diverso e allarmante dell'evento. L'attacco infatti ha preso di mira in maniera diretta un fornitore dei servizi di Posta Elettronica Certificata, la famosa PEC non limitandosi a provocare il blocco e quindi il down dei sistemi, ma sottraendo perfino le credenziali di accesso a oltre 500.000 caselle di posta

Tra le vittime del cyber attacco si registrano soggetti "altamente sensibili"98.000 account tra quelli violati appartengono a magistrati, militari e funzionari del Comitato Interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Parliamo, per intendersi, di un organo che comprende i Ministeri della Giustizia, degli Interni, dell'Economia e dello Sviluppo Economico, la Presidenza del consiglio dei Ministri, della Difesa. i più colpiti sono comunque stati i tribunali, che hanno dovuto interrompere le proprie attività per il down dei sistemi di comunicazione dei vari distretti della Corte d'Appello disseminati nell'intero territorio nazionale. 

Quali rischi?