Blackbaud è un'gigante high tech statunitense, provider di servizi in cloud: ha clienti e svolge le proprie operazioni in tutto il mondo, ma il grosso dei clienti si concentra tra Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Canada.
Il 16 Luglio 2020 l'azienda ha subito un attacco ransomware i cui effetti hanno impattato i dati e i servizi di migliaia di clienti, comprese organizzazioni di carità e no profit, fondazioni, università e altre aziende dagli Usa al Canada fino all'Olanda. La società aveva dichiarato di essere riuscita ad impedire agli attaccanti di criptare completamente i sistemi, ma non prima che gli attaccanti fossero riusciti a mettere le mani su un sottoinsieme dei dati aziendali da un ambiente self-hosted. Per riportare in chiaro la porzione di file criptati, l'azienda ha optato per il pagamento del riscatto, una volta saputo però del furto dei dati: probabilmente il riscatto è stato pagato più per non far pubblicare i dati rubati che per riportare in chiaro quelli criptati.
Le cause legali e le richieste di informazioni da parte delle Autorità Garanti
Se per la maggior parte delle aziende un attacco ransomware si conclude quando i dati sono tornati in chiaro e gli attaccanti sono stati espulsi dalla rete, la realtà è però ben diversa e il caso di Blackbaud lo dimostra. Sulla Blackbaud sono infatti piovute ben 23 class action da parte dei clienti.




