Da qualche giorno, tutti i media italiani e non solo riportano la notizia dell'attacco ransomware che avrebbe colpito l'Agenzia delle Entrate. Sul leak site di LockBit 3.0 in effetti è comparsa la rivendicazione dell'attacco, il classico countdown e alcuni sample dei file rubati.
Stando a quanto dichiarato dagli attaccanti stessi, l'attacco contro la rete dell'Agenzia delle Entrate avrebbe avuto successo e sarebbero stati sottratti più di 78 GB di file. Alcune ore dopo la comparsa della rivendicazione, gli attaccanti hanno però aggiornato questo dato: i dati rubati sarebbero 100 GB. La scadenza del conto alla rovescia è fissata, per adesso, al 1 Agosto 2022.
Per saperne di più > Lockbit rivendica l'attacco all'Agenzia delle Entrate, ma Sogei smentisce. Cosa sta succedendo?
Eppure qualcosa non tornava, fin dall'inizio
Tra i primi a visionare i file pubblicati dagli attaccanti a riprova dell'attacco ci sono gli esperti di Red Hot Cyber che, già nel pomeriggio di ieri, hanno messo le mani avanti e sollevato alcuni dubbi rispetto a quanto dichiarato dagli attaccanti. I file pubblicati infatti non sembrerebbero appartenere all'Agenzia delle Entrate. Ad esempio tra i dati personali trapelati, ce ne sono alcuni di persone non italiane: su 4 documenti di identità pubblicati, 3 sono di cittadini stranieri.
I sospetti che ci fosse qualcosa di strano dipendono anche dal fatto che, tra i sample pubblicati, c'è una cartella che si chiama "GESIS", che è per l'appunto un azienda che lavora per la Pubblica Amministrazione.








